L’anno della pandemia è stato il peggiore per la comunità LGBTQI+

Il 2020 è stato un anno di arresto in Europa per quanto riguarda l’approvazione di leggi progressive in tema di contrasto ai crimini e ai discorsi d’odio e per l’autodeterminazione e il riconoscimento delle identità trans.


Gli effetti della pandemia da Coronavirus che stiamo affrontando da ormai oltre un anno non solo hanno avuto sulla nostra società un impatto molto forte a livello sanitario ed economico, ma hanno anche portato a riscontri negativi profondi sulla salute mentale di buona parte della popolazione: mancanza di risorse e socialità, enorme senso di insicurezza, di incertezza e confusione, ansia e paura, depressione e autolesionismo. La diffusione del virus e le ripercussioni dai lockdown sul piano economico e sociale hanno esacerbato discriminazione e aumentato l’isolamento di persone che si trovavano già ai margini della società.


Sono numerose le persone lgbtqi+ costrette a passare la quarantena in una casa non sicura, a contatto con una famiglia che non li accetta e spesso li costringe a violenze psicologiche o fisiche. L’assenza di accettazione e supporto familiare, soprattutto tra le persone più giovani, ha implicazioni negative sulla salute psicologica.

In particolare, le persone transgender, a causa della sospensione delle prestazioni mediche considerate non urgenti, si sono viste sospendere i trattamenti ormonali, terapeutici e psicologici, e hanno inoltre incontrato difficoltà evidenti anche per quanto riguarda il cambio dei documenti.


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